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La Convenzione sulla Promozione e Protezione del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003

La Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, sottoscritta il 17 ottobre 2003 e ratificata in Italia con legge  27 settembre 2007, n. 167, mira a tutelare il cosiddetto "intangibile heritage" (patrimonio immateriale) nelle sue più differenti espressioni, racchiudendo all'interno di tale definizione tradizioni ed espressioni orali, conoscenze e pratiche riguardanti la natura e, più in generale, il rapporto e le forme di interazione tra l'uomo e l'ambiente circostante.


Obiettivi della Convenzione

In quest'ottica, il campo di azione della Convenzione, e dei suoi principali strumenti attuativi, si estende alle pratiche e alle conoscenze locali collegate al dominio dell'agro-alimentare inserite a pieno diritto tra le espressioni del cosiddetto"intangibile heritage" da tutelare e promuovere nei circuiti internazionali, perché in grado di offrire approcci di sostenibilità tra attività antropiche e risorse naturali e di benessere per le future generazioni.

Legame tra sostenibilità, prosperità e sviluppo, diritto al cibo e diffusione dell'alimentazione come strumento di salute e sicurezza a livello globale sono stati i temi portanti di Expo 2015 e del messaggio consegnato alle generazioni presenti e future dalla Carta di Milano. Ed è proprio sull'agro-alimentare che l'UNESCO ha sviluppato un'attenzione via via crescente negli ultimi anni, anche grazie al contributo dell'Italia e, in particolare, di questo Ministero, come testimoniato dal riconoscimento nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale della primo tradizione in ambito alimentare ottenuto dall'Italia insieme a Spagna, Marocco e Grecia nel 2010, la "Dieta Mediterranea", e della prima pratica rurale con la "Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello dell'Isola di Pantelleria" nel 2014.

Anche grazie al consenso raccoltosi presso gli Stati attorno a tale tema, nel settembre 2014 si è tenuto in Turchia il primo "Expert Meeting per la salvaguardia del patrimonio immateriale e lo sviluppo sostenibile", nel cui corso sono stati predisposti proprio i documenti preparatori che hanno condotto all'approvazione del nuovo capitolo delle Operational Directives - il manuale operativo della Convenzione che regola, tra le altre, le procedure di candidatura alla Lista Rappresentativa del Patrimonio immateriale dell'Umanità - nel corso della 6° Assemblea Generale nel giugno 2016 dal titolo "Salvaguardia patrimonio culturale immateriale e sviluppo sostenibile a livello nazionale".

In quell'occasione, l'UNESCO e gli Stati parte abbracciarono l'eredità della Carta di Milano, confermando la crescente attenzione sui temi dell'agro-alimentare e delle pratiche rurali e sullo stretto legame tra patrimonio immateriale, sviluppo locale, sostenibilità e cibo, riconoscendo "la natura dinamica del patrimonio culturale immateriale in contesti urbani e rurali", ed impegnando i paesi orientare i propri sforzi in base ad alcuni obiettivi concreti tra cui la sicurezza alimentare, a promuovere la tutela del patrimonio immateriale come driver per lo sviluppo sostenibile e a individuare e valorizzare le pratiche ed il sistema di conoscenze legate alla ruralità, come espressione distintiva delle comunità e per assicurare"sviluppo economico inclusivo ed equo, che comprende una pluralità di attività produttive a valore monetario e non monetario, e contribuisce in particolare al rafforzamento delle economie locali".


Le procedure di candidatura e gli elementi italiani

A riconoscimento del cd "intangible heritage" la Convenzione ha sviluppato, nel quadro delle Operational Directives quattro tipologie di strumenti attuativi e i relativi meccanismi di selezione sul piano internazionale: Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, la Lista del Patrimonio Immateriale che necessita di Urgente Salvaguardia per gli elementi considerati in pericolo, il Registro delle Good Safeguarding Practices e le richieste di assistenza internazionale.

In particolare, l'iscrizione di un elemento nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità è regolato dalle Operational Directives, e dura circa 18 mesi a partire dalla trasmissione ufficiale della proposta di candidatura che segue la selezione nazionale operata attraverso la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO.

Specularmente a quanto avviene per la Convenzione del 1972 sul piano nazionale, anche in questo caso la selezione delle proposte da presentare ufficialmente all'UNESCO avviene attraverso una apposita procedura concordata individuata dalla Commissione Nazionali e dalle Amministrazioni centrali che siedono nel relativo Consiglio Direttivo, e che postula la predisposizione del format di candidatura completo previsto dalleOperational Directives della Convenzione, elaborato da un gruppo di lavoro a livello locale, coordinato da un responsabile e composto da referenti di istituzioni locali, scientifiche e accademiche, e dagli stakeholder di riferimento, e lo sviluppo di un percorso di perfezionamento del format e dell'intero dossier nel coordinamento tra le Amministrazioni competenti ratione materiae e gruppo di lavoro locale.

Dopo la trasmissione ufficiale della candidatura (entro il 31 marzo di ogni anno) ad opera della Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'UNESCO, prende dunque avvio la fase di valutazione internazionale della proposta attraverso una prima istruttoria operata dal Segretariato, la trasmissione di eventuali ulteriori informazioni a sostegno della proposta, e l'esame finale operato dall'Organo di Valutazione - o "Evaluation Body" - composto da 6 esperti degli Stati non parte del Comitato e da 6 delle ONG accreditate presso il Comitato. Tale processo culmina, nel secondo anno, con l'analisi del rapporto finale di valutazione e la decisione del Comitato Intergovernativo, l'organo esecutivo della Convenzione, che si riunisce in sessione ordinaria ogni anno, nei mesi di novembre e dicembre per sancire l'eventuale proclamazione dell'elemento, in caso di esito positivo, nelle Liste del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità.

A gennaio 2018, le Liste del Patrimonio Culturale Immateriale contano complessivamente 470 elementi iscritti in 117 Paesi, di cui 8 in Italia:

* Opera dei Pupi siciliani, dal 2008;
* Canto a tenore sardo, dal 2008;
* Saperi e saper fare liutario della tradizione cremonese, dal 2012;
* La Dieta Mediterranea dal 2010 (Italia, Grecia, Marocco, Spagna) e 2013 (estensione a Cipro, Croazia, e Portogallo);
* Le Feste delle grandi macchine a spalla, dal 2013;
* La pratica agricola tradizionale della coltivazione della "vite ad alberello" della comunità di Pantelleria, dal 2014;
* Falconeria, dal 2016 (Italia e altri 17 Paesi);
* L'Arte del Pizzaiuolo napoletano, dal 2017.


Il Ministero per le politiche agricoli alimentari e forestali guarda con particolare attenzione alla Convenzione del 2003 - del cui Comitato esecutivo l'Italia ha fatto parte dal 2008 al 2010 -promuovendo i riconoscimenti nella Lista Rappresentativa delle tradizioni in ambito agricolo e alimentare della "Dieta Mediterranea" (2010, 2013), della "Pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello dell'Isola di Pantelleria" (2014) e dell'Arte del Pizzaiuolo napoletano (2017.

Inoltre, in attuazione in Italia delle principali convenzioni del Settore Cultura dell'UNESCO oltre al Registro sui paesaggi rurali tradizionali o di interesse storico, e le pratiche e le conoscenze tradizionali tenuto dall'Osservatorio previsto ai sensi del D.M. 19 dicembre 2012 n. 17070, in coerenza con gli arti 12 e 15 della Convenzione UNESCO il Ministero ha più di recente istituito con Decreto n. 3424/DIQPAI del 15 settembre 2017 l'Inventario nazionale del patrimonio agroalimentare italiano (INPAI) con il fine di individuare, catalogare e documentare gli elementi culturali afferenti alle tradizioni agroalimentari tipiche italiane, definendo, altresì, una procedura di iscrizione ed un modulo ad hoc per designare ogni anno gli elementi del "patrimonio agroalimentare" italiano e sviluppare di salvaguarda e valorizzazione al fine di garantirne la massima visibilità a livello nazionale e internazionale.

 
 

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