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COSA E' OpenData

 

Con le "Linee Guida per i siti Web della PA", pubblicate ai sensi dell'art. 4 Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione del 26 novembre 2009, n. 8, sono stati forniti alle amministrazioni pubbliche criteri e prescrizioni da seguire nell'attività di razionalizzazione dei siti web esistenti; in particolare, il documento detta principi in materia di caratteristiche tecniche, alla luce dei quali razionalizzare i siti web dei vari enti, dettando principi comuni in materia di realizzazione, gestione, sviluppo e aggiornamento dei contenuti pubblicati dalle Pubbliche Amministrazioni, nonché in tema di fornitura di servizi on line .
 
Il tema della pubblicazione dei dati prodotti e detenuti dalla Pubblica Amministrazione e dell'importanza che tale patrimonio può avere in termini di efficienza del settore pubblico, di trasparenza dell'azione amministrativa nonché quale elemento per favorire la crescita economica e la competitività, è affrontato nel capitolo 5 delle Linee Guida, "Criteri di indirizzo e strumenti per il trattamento dei dati, della loro documentazione pubblica e per la loro reperibilità".

I dati detenuti dalle Pubbliche Amministrazioni rappresentano un enorme patrimonio e stanno acquisendo un'importanza sempre crescente; infatti, grazie all'uso delle tecnologie info-telematiche, è possibile sia utilizzarli per rendere l'Amministrazione più trasparente ed erogare servizi ancor più efficienti sia riutilizzarli in ambiti differenti da quelli per i quali sono stati raccolti.

E' il fenomeno conosciuto come Open Data , la prassi amministrativa nell'ambito della quale alcune tipologie di dati sono rese liberamente accessibili a tutti sul Web, senza restrizioni di copyright , brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione.

Dal punto di vista normativo (su cui cfr. Parte Prima, §3), tale fenomeno rileva sotto un duplice profilo. In primo luogo in relazione all'evoluzione del concetto di trasparenza; come noto, la trasparenza, all'indomani del D. Lgs. n. 150/2009, è intesa come "accessibilità totale (...) delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli  andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione " (articolo 11, comma 1). Si tratta di una nozione diversa - e ben più ampia - rispetto a quella contenuta negli articoli 22 e seguenti della Legge 7 agosto 1990, n. 241, che disciplina le specifiche fattispecie del diritto di accesso ai documenti amministrativi.

Come rilevato nella Deliberazione Civit n. 105/2010, "l'accessibilità totale presuppone, invece, l'accesso da parte dell'intera collettività a tutte le "informazioni pubbliche", secondo il paradigma della «libertà di informazione» dell'open government di origine statunitense. Una tale disciplina è idonea a radicare, se non sempre un diritto in senso tecnico, una posizione qualificata e diffusa in capo a ciascun cittadino, rispetto all'azione delle pubbliche amministrazioni, con il principale scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità ".

In secondo luogo, nella società della conoscenza i dati pubblici diventano materia prima per l'elaborazione di ricerche, prodotti e servizi e anche il legislatore, con numerose disposizioni, ha deciso di valorizzare e rendere fruibile l'informazione prodotta dal settore pubblico.

A livello comunitario, al fine di agevolare il riutilizzo delle informazioni in possesso degli enti pubblici degli Stati membri, l'Unione Europea ha adottato la Direttiva 2003/98/CE del 17 novembre 2003 (recepita dall'ordinamento italiano con il Decreto Legislativo 24 gennaio 2006 n. 36, "Attuazione della direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo di documenti nel settore pubblico") che ha attribuito a ciascuna Amministrazione la possibilità di autorizzare il riutilizzo delle informazioni che vengono raccolte, prodotte, e diffuse nell'ambito del perseguimento dei propri compiti istituzionali.

Successivamente, con il Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) è stato introdotto l'importante principio di "disponibilità dei dati pubblici " (enunciato all'art. 2, comma 1, e declinato dall'art. 50, comma 1, dello stesso Codice) che consiste nella possibilità, per soggetti pubblici e privati, "di accedere ai dati senza restrizioni non riconducibili a esplicite norme di legge " (art.1, lett. o).

In tale ottica, con la riforma del Codice dell'Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 235/2010), il Legislatore ha inteso recepire espressamente la dottrina dell'Open Data , sollecitando le Amministrazioni ad aprire il proprio patrimonio informativo; nella sua attuale formulazione, infatti, l'art. 52, comma 1-bis, D. Lgs. n. 82/2005, prevede espressamente che "le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare e rendere fruibili i dati pubblici di cui sono titolari, promuovono progetti di elaborazione e di diffusione degli stessi anche attraverso l'uso di strumenti di finanza di progetto ", utilizzando formati aperti che ne consentano il riutilizzo.
 
Una definizione comunemente accettata di Open Data è quella fornita dall'Open Data Manual 3, che definisce gli Open Data come "dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e redistribuiti, con la sola limitazione - al massimo - della richiesta di attribuzione dell'autore e della redistribuzione allo stesso modo (ossia senza che vengano effettuate modifiche) ".

 
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