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Comunicati stampa

Il Question Time del Ministro Patuanelli al Senato. 

(20.05.2021)

INTERROGAZIONE SUL SOSTEGNO ALLE PRATICHE DI ALLEVAMENTO CHE FAVORISCONO IL BENESSERE ANIMALE

Senatori UNTERBERGER, DE PETRIS, RIZZOTTI 


Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti.

Credo che all'espressione «benessere animale» non debbano corrispondere soltanto parole vuote, ma vi debba essere un concreto obiettivo primario di ogni singolo Paese. Ben vengano, pertanto, tutte le iniziative, anche congiunte, con gli altri Ministeri e Ministri degli altri Paesi europei per addivenire a pratiche che tutelino veramente in profondità il benessere animale nel reparto zootecnico.

Nel nostro Paese c'è una preminente competenza del Ministero della salute. Risponderò, per quanto di mia competenza, dicendo che il benessere animale rappresenta il presupposto fondamentale per la produzione zootecnica sempre più sostenibile a cui concorrono una serie di fattori da presidiare contemporaneamente attraverso un approccio integrato come lo stato sanitario degli animali, gli spazi vitali a disposizione, la biosicurezza, il miglioramento genetico, le emissioni nell'ambiente e una corretta gestione dei farmaci veterinari.

Il tema del benessere animale è talmente importante che entrerà a pieno titolo nella programmazione della Politica agricola comune, la nuova PAC post 2020. Infatti, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, permangono ancora numerosi elementi di criticità da affrontare con decisione, sia attraverso sanzioni appropriate - a fronte di comportamenti non in linea con i più elementari principi del benessere definiti a livello internazionale - sia attraverso politiche incentivanti dei processi produttivi più rispettosi dell'etologia degli animali e di interesse zootecnico.

Per migliorare in modo concreto e duraturo le condizioni di benessere degli animali è necessario definire standard minimi significativamente superiori ai requisiti minimi stabiliti dalla legge, basati su criteri oggettivi e misurabili, in modo da indirizzare il comportamento dei vari operatori che avranno la possibilità di ottenere produzioni in grado di distinguersi sul mercato.

È proprio sull'integrazione degli aspetti sanitari e zootecnici che occorre intervenire per valutare, quindi migliorare la sostenibilità delle produzioni zootecniche in linea anche con gli obiettivi della strategia farm to fork.

Quanto ai casi specifici sollevati dagli onorevoli interroganti, si precisa che il Ministero sostiene ogni metodologia innovativa volta a permettere il sessaggio delle uova da cova in modo da destinare al ciclo riproduttivo solo i soggetti femmine precocemente individuati.

La metodologia oggi disponibile messa a punto da una joint venture tra l'Università di Lipsia e una catena di supermercati tedesca, oltre ad essere molto costosa, ha, però, bisogno di essere ulteriormente testata prima di essere applicata su vasta scala. Per quanto concerne, invece, la pratica della castrazione dei suinetti, sono in fase di definizione disciplinari produttivi contenenti impegni concreti, come comunicatoci dal Ministero della salute, al fine di superare definitivamente il problema sollevato dagli onorevoli interroganti.

Il sistema unitario di certificazione del benessere animale a cui stiamo lavorando accelererà la fase di transizione del sistema produttivo. In ogni caso, assicuro che sarà seguita con la massima attenzione l'evoluzione della sperimentazione, anche al fine di definire specifici strumenti di supporto da mettere a disposizione del sistema produttivo. Stiamo inoltre valutando di inserire - nei vari incentivi per il settore zootecnico erogati dal Ministero - delle premialità per le imprese che operano nel rispetto del benessere animale.

INTERROGAZIONE SUI CRITERI DI RIPARTO DEL FONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE (FEASR) PER GLI ANNI 2021 E 2022

Sen. Carbone 

Signor Presidente, ringrazio l'onorevole interrogante perché mi dà modo di chiarire alcuni aspetti che non sono esattamente nella misura in cui sono stati esposti anche nella domanda dell'interrogante. Alla proposta che abbiamo fatto a marzo ha fatto seguito poi una proposta del 21 aprile, che recava un'ulteriore rimodulazione rispetto al rapporto tra criteri oggettivi, nuovi criteri e criteri storici.

Posto questo, vorrei fare alcune considerazioni sia di metodo che di merito, partendo dal 16 gennaio 2014 quando, dopo una discussione accesa (parliamo di sette anni fa), le Regioni avevano concordemente definito il settennato 2014-2020 come l'ultimo di applicazione dei criteri cosiddetti storici, per poi arrivare nel 2021 alla definizione di nuovi criteri. Il dibattito è nato alla fine dell'anno scorso e non ha portato a una condivisione da parte delle Regioni. C'è un blocco di sei Regioni del Centro-Sud (perché l'Umbria non è certamente del Sud, non c'è una divisione Nord-Sud in questo senso) che ripropone per il biennio 2021-2022 i criteri storici, mentre le altre 13 Regioni e due Province autonome hanno individuato in cinque criteri cosiddetti oggettivi i nuovi parametri di distribuzione del fondo FEASR.

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome ha decretato la mancata intesa ventinove giorni fa, quindi ci sarà un percorso in Consiglio dei ministri in cui bisognerà sciogliere il nodo. L'intesa non c'è stata. La proposta fatta dal Ministero a marzo e poi quella riproposta nel rinnovo ad aprile intendeva stimolare alla ricerca di un'intesa tra le varie Regioni, perché ovviamente il Ministero deve guardare all'interesse di tutte le Regioni del territorio nazionale.

Sul merito posso dire che sono girate cifre assolutamente errate rispetto all'incidenza del passaggio dalla suddivisione tra 90 per cento dei criteri storici e 10 per cento dei criteri oggettivi per il 2021 e il 70 per cento dei criteri storici e 30 per cento di quelli oggettivi per il 2022, che complessivamente ha un impatto sulla spesa pubblica di circa 6 miliardi di euro nel biennio, pari a 105 milioni per il complesso di tutte le Regioni (per l'esattezza 105.282.527 euro nel biennio). Tuttavia, se guardiamo limitatamente alla parte non cofinanziata del fondo FEASR di 3.472 milioni di euro, lo spostamento complessivo è di 61.212.930 euro, di cui 45.553.000 euro per le sei Regioni coinvolte. Pertanto parliamo di 45 milioni in sei Regioni in totale in un biennio, su un importo complessivo del fondo di 3,5 miliardi. Credo quindi che occorra anche dare il giusto peso alle cifre.

Ovviamente è evidente che il FEASR è uno strumento molto importante per l'agricoltura italiana, in particolare per le aree in via di sviluppo agricolo, che hanno bisogno di sviluppo agricolo, ma non è l'unico strumento. Dobbiamo lavorare sulle percentuali di cofinanziamento, dobbiamo lavorare fortemente sul primo pilastro con il percorso di convergenza interna; dobbiamo dare anche molti altri strumenti a quelle Regioni per sviluppare l'agricoltura nelle aree rurali e credo che complessivamente gli strumenti che mettiamo a disposizione, anche e soprattutto delle Regioni del Sud, saranno sufficienti ad approcciare anche la sfida della nuova politica agricola comune (PAC), dove peraltro lo spostamento degli ecoschemi sulla parte del primo pilastro consentirà di liberare risorse, ad esempio, sul biologico dal secondo pilastro; rilevo che si tratta di risorse molto importanti in una scala da 1 a 10 rispetto a quelle di cui stiamo parlando oggi.

INTERROGAZIONE SULLE MISURE PER FAVORIRE LA COMPENSAZIONE E L'ASSICURAZIONE CONTRO I DANNI ATMOSFERICI ALL'AGRICOLTURA

Senatori COLLINA, MALPEZZI, TARICCO 


Grazie presidente, grazie senatori interroganti,

Nel testo e nell'esposizione della interrogazione viene colto il segno del problema. Per altro credo che nessun produttore voglia buttare via il raccolto e avere un rimborso. Bisogna quindi stimolare la capacità di protezione ex-ante, posto che i cambiamenti climatici avranno impatto ancor per qualche anno a venire in agricoltura, anche se avranno effetto le misure che abbiamo preso in termini di transizione ecologica. E' chiaro che la questione assicurativa è centrale, nel senso che è come un cane che si morde la coda. Poche aziende si assicurano, i prodotti delle compagnie, sono quindi più rischiosi e meno attrattivi, con premi più alti, sono fatti in campagne assicurative nei periodi sbagliati dell'anno. Il prodotto non è quindi eccezionale e le aziende continuano a non assicurarsi.

In tutto questo si inserisce poi la deroga al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102, che in qualche modo dà quella garanzia di ristoro; forse bisognerebbe trovare il modo per interrompere questo circuito vizioso.

Stiamo lavorando per aumentare il prelievo dall'1 al 3 per cento per la gestione del rischio, come abbiamo proposto in sede europea a tutti gli altri Stati membri. Speriamo di ottenere un risultato proprio per aumentare la dotazione del fondo di mutualizzazione così da poter garantire la copertura delle spese assicurative in modo più proficuo per l'azienda, anche se i limiti di percentuale oggi non ci consentono di arrivare, come proposto dagli interroganti, all'80 per cento, essendo al limite massimo del 70 per cento.

Per quanto riguarda la possibilità di incrementare lo stanziamento di risorse del Fondo di solidarietà nazionale, utilizzando anche le risorse della Politica agricola comune (PAC) relativa al prossimo periodo di programmazione, rammento che i nuovi fondi unionali relativi entrambi ai pilastri della PAC saranno gestiti in modo integrato attraverso un unico piano strategico nazionale e questo sarà anche un vantaggio. L'obiettivo è di perseguire un maggiore coordinamento tra i diversi tipi di interventi che concorrono alla fase di prevenzione e mitigazione dei rischi, al fine di minimizzare la probabilità del verificarsi di eventi che possano determinare la necessità di successivi interventi per ripristino ad indennizzo ex post.

Per quanto concerne la necessità di rafforzare e promuovere i fondi mutualistici in grado di compensare finanziariamente gli agricoltori e gli allevatori per le perdite, come ad esempio inquinamento, contaminazione, malattie e qualità dell'ambiente connessa ad un determinato evento di portata geografica limitata, evidenzio che nel corrente periodo di programmazione è stata data priorità ai soli fondi per rischi climatici e sanitari, escludendo nella fase iniziale di attivazione i fondi per le emergenze ambientali. Al riguardo sono già stati riconosciuti ufficialmente quattro fondi di mutualità contro le fitopatie, le infestazioni parassitarie e, al contempo, per agevolare la fase di riconoscimento, sono state emanate apposite linee guida dedicate a possibili proponenti e fondi di mutualità.

Entro l'anno è prevista l'adozione del preavviso pubblico per la corresponsione del sostegno nell'ambito della sottomisura 17.2 del Programma di sviluppo rurale nazionale. Pertanto, anche nel nuovo periodo di programmazione, è stato confermato il sostegno ai fondi di mutualizzazione. Inoltre si fa anche un lavoro di informazione presso le aziende agricole, proprio per stimolare le assicurazioni.

Concludo dicendo che nel disegno di legge che abbiamo approvato pochi minuti fa è previsto il finanziamento in base al decreto legislativo n. 102 per 105 milioni di euro, un importo oggettivamente importante, uno dei più grandi importi che siano mai stati incardinati in un provvedimento in un'unica tranche.

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