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Certificazione fruttiferi, ornamentali e ortive

 
 
  1. Quadro normativo di riferimento
  2. La Certificazione volontaria
  3. Materiali di moltiplicazione piante ornamentali
  4. Materiali di moltiplicazione piante ortive, eccetto sementi

Quadro normativo di riferimento

Il settore dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto, regolamentato, per le specie principali, dalla direttiva 2008/90/CE del Consiglio; quest'ultima ha sostituito la direttiva 92/34/CEE, introducendo alcune novit, tra le quali la pi importante quella di un sistema di certificazione comunitario, sino ad ora definito unicamente a livello dei singoli Paesi Membri, che si affianca alla CAC (Conformitas Agraria Communitatis), in vigore dal 1992.
Per ci che riguarda le misure applicative, ovvero il pacchetto delle direttive di Commissione che dettagliano gli aspetti tecnici, sono ancora in vigore le direttive n. 93/48/CEE, n. 93/64/CEE e n. 93/79/CEE, in quanto l'approvazione delle stesse, prevista per il 23 novembre 2012, stata rinviata a data da destinarsi.
La normativa riguarda i seguenti generi e specie: Agrumi e portinnesti (Citrus L., Fortunella Swingle e Poncirus Raf.) Pomoidee e portinnesti (Melo, Pero e Cotogno), Prunoidee e portinnesti (Albicocco, Ciliegio acido e dolce, Mandorlo, Pesco, Susino europeo e sino-giapponese), Castagno, Fico, Fragola, Mirtilli, Noce, Nocciolo, Olivo, Pistacchio, Ribes e Rovo (Mora e Lampone).
A livello comunitario sono, inoltre, ancora in discussione le modifiche all'allegato IV della direttiva fitosanitaria, con la proposta dell'inserimento del processo di certificazione per ciascuno dei tre organismi nocivi di quarantena (Sharka delle prunoidee, Scopazzi del melo e Tristeza degli agrumi) previsti dalla certificazione europea, basata sugli standard EPPO, che risultano essere all'interno della legislazione comunitaria di competenza del settore fitosanitario.
Alla luce di tali premesse possibile affermare che in ambito europeo, mancano al momento tutte le norme relative alle tecniche specifiche di moltiplicazione, alle malattie ed alle relative modalit di controllo per le specie ed i generi elencati dalla direttiva.
L'attuale normativa, definita dai provvedimenti suddetti, stata applicata a livello nazionale attribuendo il compito ai Servizi Fitosanitari Regionali, che rappresentano quindi gli organismi ufficiali responsabili anche per l'applicazione delle norme sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione delle piante da frutto, al fine di garantire il rispetto dei requisiti previsti dalla CAC.
Con DM 4 marzo 2016 stata data attuazione al Registro nazionale delle variet di piante da frutto, tenendo conto, sia delle misure applicative in corso di recepimento (Direttive 96, 97 e 98 del 2014 della Commissione), sia delle esigenze della certificazione volontaria.
Di fatto nel registro vi sono due categorie di variet: le variet registrate ufficialmente e le variet con descrizione ufficialmente riconosciuta.
Nel primo caso si tratta di variet controllate attraverso i test DUS (Distinguibilit, Uniformit e Stabilit), effettuati in campo da Istituzioni ufficiali, sia per la semplice iscrizione, sia per il rilascio di una privativa sulle novit vegetali.
Per le variet con descrizione ufficialmente riconosciuta si tratta di una sorta di sanatoria per tutto il materiale per il quali l'esecuzione dei test in campo risultava troppo onerosa in rapporto allo loro importanza economica e diffusione limitata, ma che dotate di una descrizione idonea a identificarle, sono state commercializzate, almeno come materiale CAC, prima del 30 settembre 2012.

La Certificazione volontaria

La certificazione volontaria, istituita nel 1987, stata regolamentata nel 1991 e completamente riorganizzata tra il 2003 ed il 2006.
A partire dal 2003, la certificazione volontaria, si presentata come un sistema unico nazionale che, su alcune specie, si affianca, al minimo comunitario CAC, garanzie genetico-sanitarie di standard pi elevati e su due livelli: categoria Virus-controllato (materiale che risulta esente dai principali virus mediante controllo visivo) e categoria Virus-esente (materiale esente da tutti i virus noti controllato con metodiche di laboratorio).
Il quadro normativo nazionale costituito dai seguenti decreti ministeriali:

Decreto
Oggetto
DM 24 luglio 2004
Organizzazione del servizio nazionale di certificazione volontaria del materiale di propagazione vegetale delle piante da frutto.
DM 4 maggio 2006
Disposizioni generali per la produzione di materiale di moltiplicazione delle specie arbustive ed arboree da frutto, nonch delle specie erbacee a moltiplicazione agamica
5 DDMM 22 novembre 2006
Norme tecniche per l produzione di materiali di moltiplicazione certificati di Agrumi, della Fragola, dell'Olivo delle Pomoidee e delle Prunoidee

La situazione descritta per transitoria, infatti l'adozione delle misure applicative a livello comunitario apporter una modifica consistente dello scenario della certificazione volontaria, in quanto la certificazione europea, in corso di predisposizione sulla base degli standard internazionali indicati dell'EPPO (Organizzazione Europea per la Protezione delle Piante), sar pressoch equivalente alla categoria "Virus-controllato" della certificazione volontaria nazionale.
Di conseguenza, per la necessit di armonizzare a livello comunitario il settore vivaistico frutticolo, la categoria "Virus-controllato" verr sostituita da "Certificato CE", lasciando alla certificazione volontaria nazionale solo la categoria "Virus-esente", qualora i vivaisti volessero qualificare maggiormente le loro produzioni.

Certificazione volontaria (il nuovo assetto nazionale schema) --- Virus esente (nazionale volontario) - Certtificato ue (comunitario volontario) - Qualit CE CAC fruttiferi e requisiti fitosanitari Dir. 29/2000 (Comunitario obbligatorio)

Attualmente la produzione delle piante certificate, cos come schematizzato nella figura sotto riportata, ha inizio con il materiale che viene fornito dal costitutore ad un centro di conservazione per la premoltiplicazione dove le piante vengono mantenute in sanit. Da queste, per filiazione diretta, viene prodotto il materiale vegetale di pre-base, di base e in ultimo il materiale certificato.

Schema del sistema di certificazione volontario nazionale
Sistema di Certificazione Volontaria Nazionale

Il controllo del processo di certificazione svolto dal Servizio fitosanitario regionale in tutte le fasi di produzione, attraverso diverse ispezioni di campo e la verifica della conformit della documentazione relativa al materiale richiesto in certificazione (documenti di commercializzazione, cartellini-certificato, ecc...). Spettano al Servizio fitosanitario anche il riconoscimento dellidoneit dei campi di piante madri, dei laboratori di micropropagazione, dei vivai e delle rispettive strutture produttive.
Accertata la conformit rispetto a quanto disposto dalle normative, il Servizio rilascia la certificazione ai materiali prodotti, attestata dal cartellino-certificato apposto sulle piante. Pi in generale, il Servizio fitosanitario ha il compito di sorveglianza del territorio rispetto alla diffusione delle malattie da "quarantena" al fine di prevenire contaminazioni del materiale vivaistico.
A completare il quadro, alcuni attivit gestionali quali la predisposizione e la stampa dei cartellini da apporre alle piante, nonch il coordinamento nazionale e la raccolta dei dati relativi ai quantitativi effettivamente certificati, sono state affidate, mediante convenzione, all'organismo interprofessionale CIVI-Italia, riconosciuto allo scopo con DM 2 dicembre 1993.
Il settore, primo in Europa per produzione di numero di piante certificate, presenta comunque alcune difformit che penalizzano la piena efficacia e che possono essere riassunte come di seguito.
I 9 Centri di Conservazione ed i 10 Centri di Premoltiplicazione, di cui alcuni pubblici, non garantiscono un funzionamento uniforme; alcuni riforniscono effettivamente il settore vivaistico, mostrando una certa dinamicit nell'offerta varietale con continue novit, mentre altri hanno mantenuto pressoch inalterato il loro parco varietale ed hanno, conseguentemente, volumi di produzione assai meno rilevanti.
Le produzioni vivaistiche certificate sono concentrate essenzialmente in 4 regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Bolzano, Trento e Puglia), con il Veneto che accoglie anche campi di produzione di vivaisti "legalmente residenti" in territori confinanti (Trento, Bolzano ed Emilia-Romagna), con la conseguenza che i Servizi Fitosanitari Regionali sono soggetti ad un carico di lavoro particolarmente oneroso.
Come precedentemente accennato, al CIVI-Italia sono demandate le funzioni di coordinamento e predisposizione dei tabulati per le numerazione codificata delle piante certificate, la predisposizione e stampa dei cartellini, nonch il supporto tecnico.

Materiali di moltiplicazione piante ornamentali

A livello comunitario il settore regolamentato dal 1991, limitatamente ad alcune specie per le quali si riteneva importante avere sui rispettivi materiali di moltiplicazione uno standard qualitativo comunitario minimo, in quanto era stato rilevato un consistente scambio di materiali tra Paesi membri.
Dopo circa 7anni di applicazione, con grosse difficolt, si proceduto alle revisione delle norme comunitarie ed alla loro semplificazione, eliminando la lista positiva delle specie, per cui oggi i materiali di moltiplicazione di qualunque specie che non sia compresa in nessuna normativa comunitaria sementi omateriali di moltiplicazione (vite, fruttiferi e piante forestali) ricade automaticamente nel campo di applicazione delle "ornamentali".

Quadro normativo di riferimento

A livello comunitario il settore regolamentato, per tutte le specie non comprese in altre direttive, dalla direttiva 98/56/CE del Consiglio e dalle Direttive 99/66/CE, 99/67/CE, 99/68/CE E 99/69/CE di Commissione.
A livello nazionale, la normativa vigente recepisce quella comunitaria ed costituita dal Decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 151, recepimento della dir. 98/56/CE e dal decreto ministeriale 9 agosto 2000 che costituisce il pacchetto delle misure applicative definite dalle quattro direttive di Commissione citate.
Detto decreto contiene ancora le schede relative agli organismi nocivi ed alle malattie pregiudizievoli per la qualit riferite ai generi ed alle specie presenti nell'allegato alla direttiva del 1991; a livello comunitario c' stato l'accordo ad eliminare tali schede, poich rappresenterebbero solo una minima parte delle specie ornamentali, ma ufficialmente non stato adottato alcun provvedimento, per di fatto sono state abbandonate.
Il settore vivaistico delle piante ornamentali ha delle caratteristiche particolari che ne rendono difficile un regolamentazione analoga ad altri settori vivaistici; in particolare nel settore floricolo l'avvicendamento varietale velocissimo per poter avere sempre una novit da proporre e inseguire il consumatore presentandogli costantemente delle novit, tanto da rendere pressoch impossibile attivare un Registro nazionale delle variet.
Il settore florovivaistico nazionale, si occupa pi che altro di produzione di piante finite, approvvigionandosi dei relativi materiali di moltiplicazione presso vivaisti esteri, in particolare olandesi.

Materiali di moltiplicazione piante ortive, eccetto sementi

A livello comunitario, preso atto delle nuove tecniche di coltivazione di ortaggi, partendo dalla piantina da trapianto, piuttosto che dalla semina diretta, la Commissione ha ritenuto opportuno regolamentare la fase vivaistica compresa tra le sementi (gi regolamentate e certificate) e le piantine da trapianto.
La prima regolamentazione del 1992, con la direttiva 92/33/CEE del Consiglio, seguita nel 1993 dalle misure applicative (direttive 93/61/CEE e 93/62/CEE della Commissione)

Quadro normativo di riferimento

Essendoci state numerose modifiche ed integrazioni, sia al testo normativo, sia agli allegati, a livello comunitario si deciso di riordinare il settore mediante una direttiva di Consiglio in versione "codificata": la direttiva 2008/72/CE del Consiglio, ha sostituito la direttiva 92/33/CEE, includendo tutte le modifiche intervenute nel frattempo.
Le misure applicative comunitarie sono rimaste invariate, tanto che sono ancora in vigore le direttive della Commissione n. 93/61/CEE e n. 93/62/CEE.
Il quadro normativo nazionale riproduce fedelmente la normativa comunitaria e si basa sul decreto legislativo 7 luglio 2011, n. 124 che recepisce la direttiva 2008/72/CE e sul decreto ministeriale 14 aprile 1997, recepimento delle direttive 93/61/CEE e 93/62/CEE, tuttora in vigore nella loro stesura originaria.
La normativa nazionale stata integrata con il DM 3 luglio 2012 che ha istituito il Registro nazionale dei portinnesti di piante ortive, poich il materiale utilizzato come portinnesto, sia di specie diverse da quelle previste dai Registri sementi, sia di origine ibrida deve essere iscritto in un registro ufficiale ai fini della commercializzazione.

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