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Question Time del Ministro Lollobrigida alla Camera dei Deputati

(28.02.2024)

 

Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, è intervenuto oggi al Question Time alla Camera dei Deputati rispondendo a interrogazioni in merito all'annunciata revisione del divieto della denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali di cui alla legge n. 172 del 2023;  a iniziative volte ad una revisione della Pac in sede europea per una maggiore tutela degli agricoltori italiani; iniziative volte alla tutela delle imprese del comparto agricolo, anche attraverso un pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle scelte relative alla nuova Pac; iniziative a sostegno del comparto della pesca e dell'acquacoltura.

Interrogazione in merito all'annunciata revisione del divieto della denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali di cui alla legge n. 172 del 2023

Signor Presidente, Onorevoli deputati,
la legge 1° dicembre 2023 n. 172, che vieta la produzione, la commercializzazione e l'importazione di alimenti coltivati, è attualmente in vigore in Italia e apprezzata in Europa nei suoi principi, tanto che 14 Nazioni hanno sottoscritto un documento a prima firma Austria, Francia e Italia, nel quale si identifica la carne coltivata come un potenziale pericolo per la salute, per l'agricoltura e gli allevamenti, in grado di portare allo spopolamento delle aree rurali ed al loro degrado, con grande aumento del rischio idrogeologico, nonché un pericolo sociale perché in grado di aumentare le disuguaglianze tra cittadini.
Nella medesima legge, sulla base di un emendamento, è stato inserito un articolo che prevede il divieto di denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali.
La legge prevede un termine ordinatorio, di 60 giorni dalla data di entrata in vigore, per l'adozione di un decreto attuativo contenente l'elenco delle denominazioni di vendita degli alimenti non utilizzabili per indicare prodotti vegetali.
Ho condiviso lo spirito di questo articolo finalizzato a salvaguardare le persone che acquistano e consumano dal rischio di confusione. Del resto, Colleghi, una lingua così complessa, ma estremamente precisa nelle sue definizioni, come è l'italiano, permette di definire con estrema puntualità e senza inganno potenziale le caratteristiche di un prodotto.
Non è del tutto logico, a mio avviso, che chi vuole consumare o vendere prodotti vegetali per motivi etici o salutistici, o per gusto, abbia piacere a definirli con richiami lessicali a prodotti di provenienza animale. 
L'esempio più banale è la denominazione "bistecca" etimologicamente legata al termine inglese beefsteack, che tradotto in italiano significa "pezzo di bue"; questo termine abbinato ad un prodotto vegetale esprime una contraddizione in termini. Pensiamo a "bistecca di ceci"; sarebbe a dire "pezzo di bue di ceci".
Detto questo, il carattere ordinatorio e non perentorio del termine indicato nel decreto ci ha permesso di tenere in debita considerazione le proposte sul processo di attuazione della norma e gli eventi sopravvenuti.
Infatti, nella fase successiva all'approvazione della legge, l'associazione UNIONFOOD ci ha segnalato che alcuni dei suoi iscritti sarebbero stati potenzialmente danneggiati dal decreto attuativo ed è per questo motivo che abbiamo inteso aprire un tavolo di confronto per comprendere come, pur continuando a ritenere prioritario l'interesse dei cittadini consumatori alla trasparenza ed alla corretta informazione, si possa mirare alla sua tutela senza arrecare pregiudizio alle imprese. 
Questo obiettivo si può raggiungere con una idonea tempistica nell'entrata in vigore del nuove disposizioni, in linea con le promozioni e anche la etichettatura di cui lei faceva riferimento. Per quanto riguarda l'evento sopravvenuto, mi riferivo alla pronuncia di una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea nei confronti di analoga disposizione di legge adottata in Francia e che vedrà il pronunciamento della Corte entro pochi mesi e questo ci permetterà di capire se davvero esistono a livello europeo delle criticità oggettive. 
A questo proposito ricordo che proprio ieri in Francia è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale un decreto che interviene nuovamente su questo tema, finalizzato a superare le ragioni che avevano indotto il Consiglio di Stato francese a sospendere la prima normativa. Il nuovo decreto contiene un elenco puntuale di termini vietati a cominciare proprio dalla denominazione "bistecca", ma anche "prosciutto", "filetto" e "controfiletto".
I nostri uffici legislativi stanno verificando la compatibilità del modello francese con il nostro sistema per riprendere eventualmente la strada già seguita in un ordinamento sostanzialmente simile al nostro e al quale spesso voi fate riferimento. 
Anche questo sarà oggetto di riflessione per comprendere come nel complesso quadro normativo europeo si possa raggiungere l'obiettivo che la norma approvata da questo Parlamento si è posta. E' evidente collega, da quello che lei affermava, avendo potuto mangiare serenamente alla Camera e quindi sapere che c'è la possibilità di venderle, che non c'è alcuna criticità. Le leggi in Italia si fanno e quando esistono si applicano e non creano alcuna indeterminatezza a cui noi risponderemo con norme certe quando sarà il momento di varare le secondo il nostro ordinamento.

Interrogazione in merito a iniziative volte ad una revisione della Pac in sede europea per una maggiore tutela degli agricoltori italiani

Signor Presidente, Onorevoli deputati,
ringrazio il collega Romano, che insieme al collega Lupi, ha presentato un'interrogazione puntuale che va incontro alle esigenze di chiarire quanto si sia fatto e quale sia l'impostazione del Governo italiano nei confronti del mondo dell'agricoltura, che riteniamo un settore strategico. Ci da modo, anche, di raccontare quello che stiamo facendo in Europa con una certa attenzione. Il nostro Governo non è mai mancato a nessun consiglio dell'Agrifish, è la prima volta che c'è una presenza politica così costante.
Nell'ultimo appuntamento della riunione dell'Agrifish abbiamo visto una città davvero in un clima surreale, con manifestazioni degli agricoltori che purtroppo sono sfociati anche in eventi violenti, che non esito a condannare. Così come è accaduto in altre città europee dove si vedono agricoltori esasperati dimostrare, anche nei confronti del loro Governo, un atteggiamento di forte critica. Cosa che in Italia, mi permetto di dire, è successa in maniera molto più marginale. E questo anche per il rapporto costante che abbiamo avuto modo di intraprendere fin dall'inizio con le associazioni rappresentative degli agricoltori, con gli agricoltori stessi che nei presidi hanno rappresentato la loro forte criticità nell'avere un reddito adeguato e quanto chiedessero di modificare l'impostazione che nel tempo si è andata consolidando in Europa e purtroppo anche a causa della debolezza di un Governo fondamentale come quello italiano.
Con coraggio il nostro Governo ha scelto di opporsi, di essere fortemente critico alle varie direttive che anche in questo periodo continuano, su base ideologica, ad essere imposte ai cittadini imprenditori italiani, indebolendo il nostro sistema. 
Dal regolamento Imballaggi, al regolamento Fitofarmaci o alla direttiva Emissioni industriali. Per fortuna qualche segnale sta arrivando, come la revoca di quella folle direttiva sugli agrofarmaci, che avrebbe messo in condizione non di eliminare una problematica in maniera assoluta dal pianeta, ma di ridurre le produzioni europee a vantaggio dei nostri competitor e non dell'ambiente.  
Il nostro Governo si è reso protagonista ed è stato avanguardia su questa strada, perché all'inizio abbiamo avuto il coraggio di votare anche da soli su questi provvedimenti. Oggi la maggior parte dei ministri europei ha scelto, invece, di aderire ad un processo di riorganizzazione del sistema sull'indirizzo che diedero i padri fondatori dell'Europa nei Trattati del '57 che mettevano l'agricoltura al primo posto. E lo strumento di attuazione per raggiungere i due obiettivi, sicurezza alimentare e reddito per gli agricoltori, come elemento portante finalizzato a questo obiettivo e non alla sostenibilità ambientale a prescindere dal reddito degli agricoltori. Inoltre, l'agricoltore grazie anche all'impostazione che ha dato il Governo italiano al dibattito torna ad essere il primo ambientalista, colui che dalla terra trae il suo reddito, e spesso quella terra l'ha avuta in eredità dai suoi genitori e la vuole lasciare migliore ai propri figli e non avrebbe ragione come qualcuno ha pensato negli ultimi anni di depauperarla con atteggiamenti come quelli che gli venivano imputati.
Anche al Consiglio Agrifish di lunedì scorso, l'Italia ha presentato un documento strategico, che ha ottenuto un deciso apprezzamento da parte di tutti i ministri presenti  e dal Commissario europeo. Quest'ultimo nella relazione finale ha attribuito all'Italia la capacità di porre in essere un processo anche di denuncia di una condizione nuova all'interno del pianeta, di mercato. E la Pac è stata scritta, purtroppo, in un altro tempo. E bisogna tener conto della necessità di modificarla intervenendo sui vari punti. Perché sull'agricoltura c'è il problema della fauna selvatica, un problema europeo nel quale la scienza deve dare indicazioni e non posizioni ideologiche. Se alcune specie hanno superato i numeri di tollerabilità per la scienza mettendo in discussione l'ecosistema si deve avere il coraggio di depopolare e a livello europeo affrontare una strategia in questo senso. 
Servono incentivi per gli agricoltori non sussidi, perché i nostri agricoltori vogliono vivere del loro lavoro e delle loro produzioni e non attendere a fine mese uno stipendio, come è avvenuto in passato con il principio: Produci meno e ti pagherò per questo. Noi vogliamo produrre di più per garantire forza, reddito e ricchezza alla nostra Europa e alla nostra Italia.

Interrogazione in merito a iniziative volte alla tutela delle imprese del comparto agricolo, anche attraverso un pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione delle scelte relative alla nuova Pac

Grazie di avermi permesso di ribadire nelle premesse della vostra interrogazione che, come sapete, mi avete presentato per iscritto, quanto sia da parte nostra utile confermare, ma l'abbiamo già fatto poc'anzi, la nostra critica forte alle politiche dell'Unione europea nella quale tutti sanno, il commissario socialista Timmermans per lungo tempo ha condizionato le scelte sulle politiche della produzione in Europa danneggiando non solo il settore agricolo. 
Ma ha ragione, collega, nella vostra richiesta c'è una precisazione, non ce la dobbiamo prendere solo con l'Europa e non lo farò. 
Infatti, i dati parlano purtroppo di un diverso impatto delle regole europee sulle diverse nazioni. E se le imprese agricole negli ultimi anni sono scese mediamente del 24%, in Italia toccano il 30% di riduzione, purtroppo nelle aree del sud anche del 40-45%. Non va meglio nel settore della pesca, dove la media europea vede una riduzione del 28%, in Italia del 40%. E quindi mi permetta di ricordare che è proprio responsabilità dei Governi che ci hanno preceduti, nelle quali siete stati protagonisti come partito, quello di aver indebolito di più l'Italia mancando di capacità di resistenza. 
Ma vengo al dunque. Come intendiamo rivedere una PAC scritta male in un altro tempo, senza la capacità di avere un approccio dinamico che permettesse di affrontare con temi nuovi, con ricette nuove, quelle che erano le criticità che emergevano da un contesto geopolitico che stava mutando e da un contesto di mercato che mutava contestualmente. E su questo le responsabilità di chi ha redatto quella PAC, come gli indirizzi in Europa ma anche chi l'ha recepita qui in Italia sono oggettive. 
Abbiamo posto in essere, visto che la PAC permette nel primo anno una revisione, tutti i tavoli di lavoro compreso quello parlamentare. Abbiamo richiesto ai due presidenti di Commissione di Camera e Senato di incontrare le Commissioni per lavorare congiuntamente a un riordino. Ricordo però che la competenza esclusiva di questo argomento è Stato-Regioni ed è quindi quello che abbiamo fatto: l'attivazione del tavolo di confronto con le regioni rappresentative, come sapete, di tutte le forze politiche a prescindere della loro definizione. Quindi lavoreremo per fare delle proposte in sede tecnica in Italia ma in sede politica in Europa per cambiare l'approccio. Si deve raggiungere una parte a strumento, quello era nel 1962, dopo gli indirizzi dei trattati del 1957 per dare redditi agli agricoltori, attraverso gli agricoltori garantire il territorio. Non esiste sostenibilità ambientale senza agricoltura come qualcuno, specie di aree politiche diverse dalla nostra, ha voluto provare ad imporre. 
Sull'equilibrio del prezzo altrettanto importante e sulle produzioni non si è fatto molto in passato, però noi stiamo facendo moltissimo. 
Come avrete notato, negli ultimi giorni sono stati irrogate sanzioni molto pesanti a chi ha abusato della sua posizione dominante, grazie a una cabina di regia che abbiamo messo in piedi con le forze di polizia, le dogane e quanti si occupano di questi settori, che stanno multando pesantemente coloro che, abusando della loro posizione, hanno condizionato il mercato agricolo. Si tratti di grandi multinazionali o di grande distribuzione. È evidente che chiediamo in Europa, questo anche lo proponete voi ma noi l'abbiamo scritto nel documento presentato la settimana scorsa, che l'Europa faccia delle politiche sempre più rigide sulle politiche sleali che noi intendiamo applicare, anche grazie agli strumenti che avevamo e sono stati usati molto meno del loro potenziale come ISMEA che può calcolare i prezzi di produzione media e garantendo una trasparenza dei prezzi di produzione medi, permettere agli ispettori di valutare e di indagare immediatamente quando si scende sull'acquisto dei prodotti sotto il prezzo medio. Senza alcun tipo di freno, perché questo è l'obiettivo che ci poniamo tutti, garantire le produzioni, garantire il reddito agli agricoltori, è ovvio che in questo momento devo dire le azioni finalizzate a questo del nostro Governo sono visibili, quelle del passato un po' meno.

Interrogazione su iniziative a sostegno del comparto della pesca e dell'acquacoltura

Grazie, colleghi e colleghe, possiamo sottolineare alcuni dati che sono stati dati in questi giorni più volte anche delle associazioni rappresentative che, fino a prova contraria, sono quelle che sanno meglio giudicare quello che è nell'interesse delle loro aziende, così come i sindacati dei lavoratori sanno rappresentare meglio di altri le istanze di quelli che rappresentano. 
Per fortuna, sia sulla pesca, sia sull'agricoltura, i sindacati dei lavoratori che i sindacati delle imprese unanimemente hanno apprezzato il lavoro che stiamo svolgendo in Europa per invertire quella tendenza che anche nel settore della pesca lei ha avuto modo di denunciare. 
Meno 28% delle marinerie, scelte sbagliate in Europa che hanno indebolito il settore della pesca, meno 40% in Italia. Scelte dei Governi italiani che non hanno difeso in Europa la pesca da norme che avvantaggiavano alcuni tipi di pesca e danneggiavano sempre le marinerie italiane. Solo così si può spiegare il divario di numeri che ho appena rappresentato. 
L'Italia ha cambiato rotta in Europa e ha approcciato immediatamente, con posizioni chiare, avendo il coraggio anche lì di votare no contro ogni scelta che possa penalizzare le nostre donne e i nostri uomini di mare che vogliono, non solo per passione ma per reddito, continuare a svolgere questo lavoro senza che, come una scure, la sostenibilità ambientale sia posta per ridurre, in sostanza, la loro capacità di pescare all'interno dello stesso bacino del Mediterraneo dove noi dismettiamo la flotta che viene armata dall'altra parte del Mediterraneo pescando lo stesso pesce e quindi anche da quel punto di vista, nella piena illogicità dell'agire.
Abbiamo avuto la voglia e la forza di votare contro la scelta delle telecamere a bordo, perché le nostre imbarcazioni piccole vedono i lavoratori essere sottoposti a controlli come fossero dei criminali pericolosi perché nemmeno ai criminali pericolosi si punta la telecamera su quello che fanno. 
Abbiamo da questo punto di vista, lo voglio annunciare, scelto di impugnare davanti alla Corte di giustizia questo provvedimento perché agiremo in ogni modo per difendere i nostri agricoltori i nostri pescatori. 
Ci sono tanti altri interventi che abbiamo svolto insieme al Parlamento. La modifica della 102 che mette i pescatori, cioè i coltivatori del mare nella stessa condizione degli agricoltori sulla base delle tutele in termini fiscali, nella possibilità di sostenere, nella possibilità di avere aree di calamità sulle quali intervenire. Una cosa scandalosa che ci fosse una differenziazione nelle stesse produzioni alimentari mantenuta per anni. 
Abbiamo scelto di aprire i nostri bandi per il sostegno alle produzioni agricole e della pesca, per rinnovare le nostre flotte perché guardiamo a una flotta che si rafforzi diventi anche più sostenibile. 
Abbiamo incrementato del 150% i fondi per le filiere della pesca, abbiamo sostenuto i pescatori e gli acquacoltori su crisi come quella del granchio blu che era ampiamente annunciata. Non è venuto da Marte il granchio blu, è stato sottovalutato da chi, prima di noi, non ha studiato il fenomeno e i rischi a questo connessi. Per questo in Europa stiamo chiedendo con forza una strategia nell'area del Mediterraneo condivisa per predisporre modelli che ci permettano di affrontare le vecchie e le nuove specie cosiddette aliene che nei nostri mari sono presenti, come il granchio blu.







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