1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione

Contenuto della pagina

Comunicato stampa


Discorso del Ministro Giancarlo Galan al Forum internazionale organizzato da Coldiretti(27/05/2010)

Questo il discorso del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan al Forum internazionale organizzato da Coldiretti a Bruxelles.


"Caro Presidente,
Cari amici,
sono particolarmente lieto di trovarmi oggi con voi per discutere, alla presenza del Commissario Ciolos, alcuni temi essenziali per il futuro dell'agricoltura europea.
Ho ascoltato con grande attenzione l'intervento del Commissario e desidero esprimere sin da ora il mio apprezzamento per l'approccio con il quale la Commissione ha avviato la discussione sull'avvenire della politica agricola comune (PAC), chiamando tutte  le organizzazioni ed i soggetti interessati ad esprimere i propri convincimenti e le proprie richieste.
E' un metodo di lavoro corretto, perché ci consentirà di proseguire le discussioni in Consiglio avendo una chiara percezione delle aspettative e delle sollecitazioni che provengono dalla società civile.
Gli ultimi anni sono stati  particolarmente difficili per l'agricoltura europea.
In quasi tutti i settori si è registrata una sensibile contrazione dei redditi dei produttori, unitamente ad una accentuata volatilità dei prezzi, dovuta anche a fenomeni speculativi che hanno acuito le difficoltà degli agricoltori.
Questo scenario è riconducibile in larga parte all'evoluzione del mercato mondiale, che influenza in misura crescente  il mercato comunitario, ormai largamente permeabile all'andamento del commercio internazionale.  L'Europa oggi non gode più della protezione tariffaria che un tempo difendeva il mercato comunitario, ed al tempo stesso l'equilibrio di molte filiere agricole europee è fortemente dipendente dal volume di prodotto che può essere esportato sul mercato mondiale.
Negli scorsi anni la criticità di questo scenario e la situazione di grave difficoltà delle nostre imprese  non è stata colta appieno né in Italia né in Europa, nonostante gli appelli rivolti dalle organizzazioni agricole più rappresentative, come la Coldiretti.
Ancora oggi nel dibattito pubblico europeo molte voci continuano a descrivere l'agricoltura europea come un settore assistito e protetto, mentre  in realtà le imprese europee  sono ormai largamente esposte alla concorrenza dei paesi terzi e, salvo casi particolari, non beneficiano di un sostegno pubblico che le metta in condizione di favore rispetto ai competitori internazionali.
Io credo che i produttori europei non siano né assistiti né protetti.
Al contrario, essi sono  chiamati a confrontarsi sul mercato e a dimostrare la propria competitività.
Lo dico senza alcuna nostalgia del passato e penso che nessuno oggi intenda mettere in discussione i principi del mercato, a partire dai nostri agricoltori, che non vogliono assistenza ma chiedono di svolgere la loro attività di impresa e di ricavare da tale attività il proprio reddito.
Su questo punto abbiamo però il dovere di dimostrare la nostra onestà intellettuale : non possiamo limitarci a chiedere ai nostri produttori di misurarsi con il mercato e di diventare sempre più competitivi, senza però considerare quanto pesano sulla loro competitività i vincoli e le prescrizioni che gli abbiamo imposto.
L'Europa ha saputo costruire un modello agroalimentare d'eccellenza, sotto il profilo della qualità, della sicurezza degli alimenti, del rispetto dell'ambiente e del benessere degli animali. La politica agricola comune (PAC) ha avuto un ruolo fondamentale nel consolidare questo modello produttivo.
Queste regole hanno però un costo per le nostre imprese. Questo costo in  passato poteva essere sopportato agevolmente perché le produzioni europee erano al riparo dalla concorrenza internazionale.
Oggi questi oneri aggiuntivi, che i nostri concorrenti internazionali non sopportano, diventano un fardello pesante per i produttori comunitari.
Ed è ugualmente un costo pesante per le nostre imprese anche l'assenza di regole internazionali che tutelino la qualità dei prodotti europei dalle usurpazioni e dalle imitazioni, su tutti i mercati mondiali.
Voi sapete quanto questo tema sia importante per l'agricoltura italiana, che più di ogni altra presenta una gamma di prodotti di qualità ad indicazione geografica,  oggetto di abusi di ogni genere da parte di imprese dei paesi terzi.
Queste considerazioni mi portano a riflettere sul futuro della politica agricola comune.
Ed al riguardo voglio subito sottolineare che il Ministro delle Politiche agricole e l'intero Governo italiano considerano assolutamente indispensabile salvaguardare una politica comune con una dotazione finanziaria adeguata.
Desidero aggiungere che considero assurdo porre oggi in discussione la PAC, proprio perché il contesto storico cui ho già fatto cenno ( calo dei redditi, volatilità dei prezzi, accresciuta concorrenza internazionale) rende ancor più necessaria che non in passato una politica europea organica e coerente.
Serve  una politica comune, fatta di norme che tutelino il modello agro-alimentare europeo e di risorse finanziarie che consentano ai nostri produttori  di competere sul mercato mondiale.
Ed occorre sottolineare ancora una volta che il sostegno economico  ai nostri produttori è una integrazione al reddito  che dobbiamo riconoscere loro a fronte dei costi aggiuntivi che gravano sulle imprese europee.
Si tratta in primo luogo, come ho già ricordato, di costi dovuti alle regole che la stessa normativa europea impone in materia di qualità,  sicurezza degli alimenti,  rispetto dell'ambiente e  benessere degli animali.
Ma non dobbiamo dimenticare anche altri differenziali nel costo dei fattori della produzione ( quali il costo del lavoro e dell'energia), che mettono i nostri produttori in una situazione di handicap rispetto ai concorrenti dei paesi terzi.
Ed al riguardo quando mi riferisco ai  concorrenti non penso soltanto ai produttori sudamericani o australiani, ma anche agli agricoltori della sponda sud del Mediterraneo, che fanno una concorrenza sempre più agguerrita alle nostre imprese.
E' necessario pertanto mantenere un sostegno elevato ai nostri produttori, perché in mancanza di aiuti adeguati l'agricoltura comunitaria  sarebbe destinata al declino ed il modello agro-alimentare,  costruito con l'impegno di generazioni di agricoltori europei, verrebbe inesorabilmente ridimensionato.
Abbiamo però il dovere di utilizzare con intelligenza le risorse finanziarie che ci verranno attribuite.
E su questo dobbiamo discutere in modo approfondito, perché la PAC del futuro sarà una buona politica se saprà far crescere la competitività delle imprese europee e se saprà aiutarci  a gestire in modo adeguato le crisi di mercato e la volatilità dei prezzi.
Su questi aspetti credo che la qualità del dibattito debba crescere, perché non sono  convinto che gli strumenti attuali della PAC siano idonei ad affrontare le sfide che abbiamo davanti.
Indubbiamente le regole del WTO limitano fortemente il ricorso a strumenti di gestione del mercato che possano tutelare adeguatamente i produttori.
Tuttavia è necessario svolgere ulteriori approfondimenti ed esaminare tutte le possibili soluzioni per migliorare l'efficacia della PAC. Abbiamo davanti un sentiero molto stretto, ma dobbiamo esser capaci, nel rispetto dei limiti del WTO, di dotarci di strumenti adeguati di gestione delle crisi.
E nella costruzione della futura politica agricola comune dovremo anche avere la capacità di fornire risposte adeguate agli agricoltori di tutte le regioni europee, le cui realtà si differenziano, a volte in modo sensibile, per ragioni di carattere strutturale o per motivazioni storiche e culturali.
La nuova PAC dovrà essere concepita a tutela di tutte le esigenze regionali , evitando semplificazioni troppo sbrigative e con la giusta dose di sussidiarietà.
Più volte in passato, ed in parte ancora oggi, i produttori italiani sono stati penalizzati dalla PAC, soltanto perché si differenziavano dai modelli produttivi prevalenti in Europa.
Questo non dovrà più accadere.  La PAC dovrà essere una casa comune di tutti gli agricoltori europei, senza distinzioni e senza priorità.
Tuttavia non sarà sufficiente realizzare una buona PAC per assicurare l'avvenire dell'agricoltura europea.
Dobbiamo anche chiederci cosa debba essere fatto, all'interno di ciascuno Stato membro, per rafforzare la competitività del sistema delle imprese agro-alimentari.
Il vostro convegno sottolinea oggi questo tipo di tematica, richiamando l'attenzione sulla importanza di una filiera interamente italiana.
Si tratta di un tema sul quale la Coldiretti  ha svolto negli ultimi anni una intensa attività, fatta di proposte e di iniziative concrete, raggiungendo alcuni rilevanti risultati.
Da parte mia sono convinto che i produttori italiani debbano giustamente continuare a rivendicare la massima trasparenza nella informazione indirizzata al consumatore sulla origine dei prodotti, ed intendo assumere questo obiettivo come elemento della mia azione di Governo, sia in Italia che in Europa.
Parimenti, intendo rilanciare con forza l'impegno italiano, a tutti i livelli, per ottenere una tutela giuridica internazionale per i nostri prodotti ad indicazione geografica.
Su questo tema approfitto della presenza del Commissario Ciolos per rivolgere alla Commissione un invito pressante affinché questa problematica venga affrontata con la massima energia sia nell'ambito del negoziato multilaterale del WTO, sia nell'ambito dei negoziati bilaterali in corso con diversi  partner internazionali.
E' una questione di primaria rilevanza per l'Italia, e chiediamo alla Commissione di assumere questo obiettivo come una priorità negoziale.
Ma il nostro impegno non può limitarsi a queste azioni.
Dobbiamo lavorare su tutti gli aspetti che determinano la competitività del nostro sistema agro-alimentare, recuperando il tempo perduto e cercando di fornire adeguate risposte alle esigenze delle imprese.
In mancanza di aiuti adeguati l'agricoltura comunitaria sarebbe destinata al declino ed il modello agroalimentare costituito con l'impegno di generazioni di agricoltori europei verrebbe inesorabilmente ridimensionato. Dobbiamo difendere ciò che abbiamo costruito con decenni di civiltà".