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Maremmana
 
 
Origine, storia e diffusione
Il bovino Maremmano è certamente il rappresentante più tipico del bovino macrocero della steppa, che dall'Asia si diffuse in Europa ed è il prodotto dell'ambiente in cui vive da secoli che ha inesorabilmente eliminato gli individui più deboli ed incapaci di adattarsi a condizioni di vita dure e primitive.
Stando ai reperti archeologia di Cere ed alla testa taurina del museo di Vetulonia, avrebbero occupato fìn dai tempi degli antichi etruschi le attuali aree di allevamento. Su questo ceppo (il bue silvestre descritto da Plinio nella Storia naturale) si sarebbe innestato il sangue dei bovini podolici venuti al seguito degli invasori d'Oriente ottenendo quel bovino che ha dominato per secoli, in grandi mandrie, l'antica Maremmana paludosa e malarica. Da queste zone, i riproduttori maremmani sono stati esportati in varie epoche ed in paesi diversi e si ricorda che i Granduchi di Toscana inviavano soggetti maremmani per rinsanguare la razza Pustza dei loro possedimenti d'Ungheria.
Eliminati i dubbi che cominciarono a sorgere, col progredire della bonifica, sulla rispondenza di questa razza ad un ambiente in via di trasformazione, l'allevamento della Maremmana ebbe un notevole impulso tra le due guerre mondiali grazie anche ai risultati conseguiti con la selezione. La riforma agraria e le vicende che hanno caratterizzatò l'agricoltura del secondo dopoguerra sembrava dovessero sancirne la condanna definitiva. Invece dopo i disastrosi risultati dei tentativi di sostituzione è tornata affermando il suo diritto a sopravvivere anche in molte zone che le erano state precluse.
Attualmente la razza Maremmana è allevata nelle provincie di Grosseto, Viterbo, Terni, Roma e Latina ed alcuni allevamenti sono anche presenti in provincia di Pisa, Livorno ed Arezzo. Come per il passato riproduttori maremmani sono stati esportati ed hanno ripreso la via del Sud. Il miglioramento
Nel 1928, a seguito della conferenza tenuta da Giuliani agli agricoltori di Grosseto, cominciarono a costituirsi le prime Associazioni per il miglioramento dei bovini maremmani dove confluirono i migliori allevatori, alcuni dei quali già da tempo effettuavano la selezione morfologica talché riproduttori degli allevamenti più accreditati erano acquistati da allevatori romagnoli e di altre regioni d'Italia ed esportati all'estero per migliorare i bovini podolici di quei Paesi.
Fu però nel 1932 che, secondo uno schema proposto dal Giuliani, ebbe inizio la selezione della razza Maremmana con criteri moderni ottenendo risultati sorprendenti tanto nei riguardi delle caratteristiche di conformazione che degli accrescimenti e del peso degli animali. Attualmente la selezione della razza Maremmana è affidata all'ANABIC, nella quale ormai da tempo è confluita l'Associazione degli allevatori della razza Maremmana, che con la vigilanza del Ministro delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali provvede alla tenuta del Libro genealogico. Il sistema di allevamento
È completamente brado e gli animali sono tenuti, durante i mesi invernali, quando avviene la figliatura delle vacche, alla macchia in vasti appezzamenti recintati; in primavera sui pascoli dove l'abbondante produzione foraggera consente l'allattamento del vitello. Nella stessa primavera avviene la marcatura a fuoco (la «marca») dei vitelli di un anno e le vacche vengono imbrancate con i tori. La monta dura generalmente tre mesi e ad ogni toro vengono assegnate 20-30 femmine.
I pascoli estivi sono costituiti da zone paludose, da zone boschive, da prati e da erbai nelle aziende in cui è stato possibile rendere irrigabile qualche appezzamento. In autunno, dopo le prime piogge, avviene la separazione dei vitelli dalle madri ed il ritorno sui pascoli già sfruttati nella primavera che, con il ributto autunnale, alimentano gli animali fino a novembre quando ritornano alla macchia per svernare.
La macchia durante l'inverno offre alle mandrie ricovero e nutrimento rappresentato dal pascolo erbaceo e dalle essenze arboree ed arbustive. Di queste risorse, non altrimenti utilizzabili, si nutrono, aprendosi la strada nei boschi e nei forteti più folti ed impenetrabili con la loro abbondante cornatura, i bovini maremmani i quali richiedono soltano una modesta integrazione di paglia o di fieno in brevi periodi dell'invemo.
Questo sistema di allevamento, estremamente semplice dal punto di vista organizzativo che richiede modestissimi investimenti e assai scarso impiego di mano d'opera, consente a questa razza dotata di grande rusticità e sobrietà di valorizzare zone difficili con la produzione di vitelli da ristallo ottenuti dalla riproduzione in purezza o mediante incrocio con tori di razze da carne. Caratteri etnici
Sono il mantello grigio con tendenze al grigio scuro specialmente nelle parti anteriore, nei maschi, più chiaro nelle vacche, con cute nera e pigmentazione delle aperture naturali, fondo dello scroto, nappa della coda, unghioni; la testa è leggera con corna lunghe a forma di mezzaluna nei maschi, di lira nelle femmine con punte pigmentate, sviluppo scheletrico imponente che conferisce all'animale un aspetto di grande solidità e robustezza, reso maestoso dallo sviluppo del treno anteriore con torace ampio, alto e profondo; il collo è corto e muscoloso con abbondante pagliolaia, il tronco è lungo e profondo con cassa toracica assai sviluppati il dorso e i lombi rettilinei e muscolosi; la groppa larga, lunga e muscolosa tendente alla forma quadrata; gli arti solidissimi, gli unghioni di eccezionale durezza, gli appiombi spesso perfetti. Le vacche presentano una mammella sviluppata, di ottima conformazione e forniscono una produzione lattea abbondante che assicura al vitello accrescimenti giornalieri, nei 5 mesi di allattamento, superiore al kg.
La straordinaria rusticità, l'eccezionale frugalità e resistenza alle malattie, la sorprendente capacità di recupero, appena gli animali, dopo intere stagioni di denutrizione o addirittura di fame, dispongono di una alimentazione normale, la grande longevità (raggiungono facilmente i 15-16 anni di età) unita alla non trascurabile capacità di accrescimento fanno considerare la maremmana la migliore fra le razze ad allevamento brado ed una delle razze più pregevoli ed interessanti del nostro Paese. La produzione della carne
Nel passato l'attitudine principale della razza maremmana era quella dinamica nella quale eccelle. Oggi invece se ne sfrutta la eccezionale rusticità che consente ad essa di vivere in ambienti difficili e di valorizzarli mediante la produzione di vitelli da ristallo a basso costo.
Ed a tal proposito vanno sottolineate le particolari caratteristiche riproduttive che si possono riassumere in un'assoluta assenza di parti distocici ,in un'ottima percentuale (80%) di vivinatalità e in una eccezionale percentuale (98%) di sopravvivenza dei vitelli siano essi ottenuti dalla riproduzione intraraziale che dall'incrocio.
Con l'incrocio dei tori delle razze da carne Charolaise e Chianina, si migliorano gli accrescimenti, la conformazione da carne dei vitelli e la resa alla macellazione. E si possono ottenere anche femmine meticce F1 da destinare anch'esse alla produzione di vitelli in ambienti migliori di quelli in cui vive la Maremmana sottoponendole al secondo incrocio con i tori di una terza razza da carne.
La razza Maremmana rappresenta pertanto un prezioso materiale genetico di base da utilizzare in ambienti naturali incontaminati come vera e propria «macchina produttrice» di vitelli, i quali sottoposti all'ingrassamento con tecniche tradizionali possono fornire carne magra e di eccellente qualità.
 
Approfondimenti in Rete: sito dell'Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne
 

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